Bollettino della crisi
Se qualcosa può andare male nel mondo, in Europa andrà peggio
Ora sono i paesi rigoristi dell’Eurozona a mettere in discussione la moneta unica. “La Finlandia non aderirà all’euro a qualsiasi prezzo e siamo pronti a tutti gli scenari, compreso quello di abbandonare la moneta unica”, ha detto a un quotidiano locale il ministro delle Finanze di Helsinki, Jutta Urpilainen. La “responsabilità collettiva per debiti e rischi”, in particolare, è la prospettiva da scongiurare secondo il governo scandinavo. La Finlandia è stata finora una delle principali oppositrici del meccanismo anti spread voluto dall’Italia e i cui dettagli saranno discussi all’Eurogruppo di lunedì.

Ora sono i paesi rigoristi dell’Eurozona a mettere in discussione la moneta unica. “La Finlandia non aderirà all’euro a qualsiasi prezzo e siamo pronti a tutti gli scenari, compreso quello di abbandonare la moneta unica”, ha detto a un quotidiano locale il ministro delle Finanze di Helsinki, Jutta Urpilainen. La “responsabilità collettiva per debiti e rischi”, in particolare, è la prospettiva da scongiurare secondo il governo scandinavo. La Finlandia è stata finora una delle principali oppositrici del meccanismo anti spread voluto dall’Italia e i cui dettagli saranno discussi all’Eurogruppo di lunedì.
Il Fondo monetario internazionale vede nero. Il Fmi taglierà le stime sulla crescita mondiale, oggi prevista a più 3,5 per cento nel 2012. Lo ha detto ieri Christine Lagarde, direttore generale dell’organizzazione. Lagarde ha citato la crisi europea come elemento destabilizzante che potrebbe influenzare persino la ripresa giapponese. In compenso continua a crescere la produzione industriale tedesca: a maggio l’indice ha segnato un rialzo mensile dell’1,6 per cento contro lo 0,2-0,5 previsto. L’andamento è invariato rispetto all’anno scorso. Intanto in settimana lo stesso Fmi ha pubblicato il suo rapporto annuale “Article IV” sulla Germania, consigliando di accelerare la messa in sicurezza dei suoi istituti di credito e chiedendo in maniera esplicita di lasciar aumentare il livello d’inflazione nel paese per aiutare l’aggiustamento competitivo nel resto dell’Eurozona.
Il Fondo monetario internazionale vede nero. Il Fmi taglierà le stime sulla crescita mondiale, oggi prevista a più 3,5 per cento nel 2012. Lo ha detto ieri Christine Lagarde, direttore generale dell’organizzazione. Lagarde ha citato la crisi europea come elemento destabilizzante che potrebbe influenzare persino la ripresa giapponese. In compenso continua a crescere la produzione industriale tedesca: a maggio l’indice ha segnato un rialzo mensile dell’1,6 per cento contro lo 0,2-0,5 previsto. L’andamento è invariato rispetto all’anno scorso. Intanto in settimana lo stesso Fmi ha pubblicato il suo rapporto annuale “Article IV” sulla Germania, consigliando di accelerare la messa in sicurezza dei suoi istituti di credito e chiedendo in maniera esplicita di lasciar aumentare il livello d’inflazione nel paese per aiutare l’aggiustamento competitivo nel resto dell’Eurozona.
Se qualcosa può andare male nel mondo, in Europa andrà anche peggio. Le incertezze alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo di lunedì, il monito del Fmi e il dato sulla disoccupazione americana hanno contribuito, assieme, a far chiudere in terreno negativo le Borse europee. Piazza Affari ha perso il 2,53 per cento. Nella giornata di ieri l’euro è sceso anche sotto quota 1,23 rispetto al dollaro per la prima volta dal primo di giugno.
Lady Spread torna a trovarci. Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi ha chiuso a 470 punti (458 in apertura). Il rendimento del Btp si è attestato nel finale al 6,02 per cento. Ancora più allarmante lo spread tra Bonos spagnoli e Bund, tornato oltre i 560 punti. Per Gillian Tett, editorialista del Financial Times, è probabile la solita “summer curse” (maledizione estiva): i mercati, complici le cattive notizie e l’assottigliamento dei flussi finanziari nei mesi estivi, potrebbero improvvisamente volgere al peggio.
Con la speding review lo stato risparmia 26 miliardi in tre anni. Ieri, dopo mezzanotte, si è concluso il Cdm che ha approvato il decreto per limare la spesa pubblica. Le risorse liberate saranno impegnate per evitare l’aumento dell’Iva, salvaguardare altri 55.000 esodati e far fronte a nuove emergenze. Saranno tagliati gli organici degli statali, le province saranno dimezzate. Tra le novità dell’ultimo testo, i 18.000 posti letto in ospedale che dovranno essere eliminati entro novembre.
Lady Spread torna a trovarci. Lo spread tra Btp decennali e omologhi Bund tedeschi ha chiuso a 470 punti (458 in apertura). Il rendimento del Btp si è attestato nel finale al 6,02 per cento. Ancora più allarmante lo spread tra Bonos spagnoli e Bund, tornato oltre i 560 punti. Per Gillian Tett, editorialista del Financial Times, è probabile la solita “summer curse” (maledizione estiva): i mercati, complici le cattive notizie e l’assottigliamento dei flussi finanziari nei mesi estivi, potrebbero improvvisamente volgere al peggio.
Con la speding review lo stato risparmia 26 miliardi in tre anni. Ieri, dopo mezzanotte, si è concluso il Cdm che ha approvato il decreto per limare la spesa pubblica. Le risorse liberate saranno impegnate per evitare l’aumento dell’Iva, salvaguardare altri 55.000 esodati e far fronte a nuove emergenze. Saranno tagliati gli organici degli statali, le province saranno dimezzate. Tra le novità dell’ultimo testo, i 18.000 posti letto in ospedale che dovranno essere eliminati entro novembre.
Nel grafico: LA RIPRES(IN)A AMERICANA NON AIUTA. Nel mese di giugno, negli Stati Uniti, sono stati creati 80 mila posti di lavoro, meno dei 100 mila prevista dagli analisti (vedi il grafico dello U.S. Department of Labor). Il tasso di disoccupazione rimane quindi all’8,2 per cento di maggio. La Casa Bianca: l’occupazione “continua a crescere, ma non abbastanza”. Le Borse, anche quelle europee, ieri ne hanno risentito.